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Oggi anch'io sono Saharawi Stampa E-mail
Martedì 16 Novembre 2010 10:11

Oggi siamo Nayem Elgarhi, siamo la madre che piange per il proprio figlio. Oggi siamo ciascuno dei morti, ciascuno dei pestati nel campo di Gdeim Izik. Oggi siamo ciascuno degli scomparsi, ciascuno dei violentati, ciascuno dei perseguitati per aver alzato la voce. Oggi siamo ciascuno dei dimenticati. Oggi anche noi siamo parte di un popolo Saharawi ferito.

Pressenza, Las Palmas, 15/11/10 Si impone la barbara violenza di alcuni e la vergogna di altri. E mentre da un lato, bambini piangono la barbarie in silenzio, dall'altro leader politici ci dicono che non importa la sofferenza di migliaia pur di garantire la ricchezza di pochi.

Oggi sentiamo l'impotenza degli attivisti non-violenti Saharawi e condividiamo il loro grido di aiuto. Un aiuto per salvare il loro popolo ora, e un aiuto per creare una realtà differente domani. Così che le nuove generazioni non annientino il loro spirito, legandosi in una spirale di violenza senza speranza. Perché... cosa si può spiegare al giovane che vede come maltrattano sua madre, come scompare suo padre, che sente la paura negli occhi di suo fratello, che si sente abbandonato dal resto del mondo... come spiegare che rispondendo alla violenza con la violenza si aggiunge più dolore al dolore e più sofferenza alla sofferenza? Come gli si dice che impari a resistere a una tale mostruosità, a partire dalla non-violenza? E tuttavia, non vi è altro percorso valido. Non v'è modo più potente di quello, e più coraggioso, o più efficace. Non v'è altro modo per porre fine alla violenza. Ma in questo percorso difficile, dovrebbero sentirsi accompagnati.

Un anno fa abbiamo fatto una Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. Gli amici del Sahara hanno camminato con noi, per diffondere la consapevolezza che un mondo diverso è possibile. A quel tempo abbiamo detto che questa era la Marcia degli invisibili, degli inascoltati... e continuiamo a essere inascoltati. Potrebbe sembrare che stiamo fallendo ancora e ancora. Ma la verità è che noi continuiamo a tentare ancora e ancora. Silo disse una volta che siamo un Davide contro un Golia insolente, la morbidezza dell'acqua contro la durezza della roccia, la forza dei deboli ... e anche se non raggiungeremo immediatamente i risultati che ci aspettiamo, questo seme esiste già e attende l'arrivo dei tempi che verranno. Un anno fa abbiamo dimostrato che migliaia di persone provenienti da diverse latitudini, di convinzioni diverse, di generazioni diverse, possano unirsi nell'essenziale e non è stato un fallimento, perché si è fatto riferimento nel cuore di molti. Non deteniamo il potere, siamo umili. Ma possiamo sempre fare qualcosa e si può sempre cambiare le cose. E se ieri hai marciato per la pace, oggi, in base a questo stesso registro, puoi dire che anche tu sei Sahrawi.

E quindi, che puoi fare per tuo fratello? Digli che sei con lui, che non sono soli. Mostra il tuo volto e fai sentire la tua voce ... Dillo anche al potente. E probabilmente continueranno a non ascoltarci una volta di più, ma non potranno ignorarci per sempre.

Vale la pena provare, vale la pena non rinunciare ... per noi, per tutte le brave persone che ci hanno preceduto e in particolare per le nuove generazioni che trasformeranno il mondo.

E forse, come diceva un vecchio libro e un grande maestro, arriverà finalmente un giorno in cui le armi saranno trasformate in attrezzi agricoli.

Da questo link, è possibile inviare un messaggio ai rappresentanti europarlamentari, chiedendo che si pronuncino contro la violazione dei diritti umani nel Sahara: www.sahararights.net  

Per tutti, un desiderio di pace, forza e allegria.

Lilián Cabrera
Centro Umanista delle Culture
Las Palmas, Isole Canarie, Spagna
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